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Fa così:
“Ormai è già tardi,
ma è presto
se tu te ne vai.”
Come a una cena,
ti avrei versato del vino,
e poi ancora,
con il calice pieno,
come fosse amore,
perché nella tua vita
non ne debba mai mancare.
Ti avrei aiutata
con il cappotto,
e la tentazione
di baciarti il collo
mentre scosti i capelli.
Avrei aperto la porta
e poi lo sportello,
perché la tua vita
sia vestita di gentilezza.
Candeline come se piovesse,
e qualche difficoltà
da mettere in conto,
ma in due pesa la metà.
Un dondolo per quando
si fa sera.
Da vecchi.
Io,
uno con cui restare.
Giovane,
di aria che riempie i polmoni.
E tu,
che togli il fiato
ad ogni occasione.
Esistono luoghi
che vanno abitati:
case senza mura,
con finestre spalancate.
Il mio è acqua e terra,
da correre e camminare,
piangere e cantare,
al sole
o di notte, con paura.
I miei bimbi e i primi passi,
il mio tai chi e i pensieri.
Tu scappata via,
persa nella carne.
La cosa giusta
non aggiusta,
ma sbagliata
fino ai tuoi giorni.
Vela di ponente,
il sole al tramonto.
Giorni finiti
nei solai impolverati,
tempi infiniti
di ciò che siamo stati.
Avrei voluto che mi incontrassi.
Avrei voluto che vedessi
con i tuoi occhi.
Ma i cuori fanno paura.
La cosa ingiusta che fai,
perché a te piace così:
sbagliare.
Ma io sono questo luogo:
vicino.
19 dicembre 2024
Tj